Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio…

5 11 2009

Non vi nascondo che ho meditato parecchio come e se affrontare l’argomento su questo blog ma non me la sono sentita di tacere.

Non mi interessa disquisire su crocifisso-crocifissono ma piuttosto interrogarmi su quale significato ha questo simbolo per la maggior parte delle persone che frequentano luoghi pubblici.

Lo guardano? Si accorgono che c’è? Che significa la sua presenza? Che l’Italia è un paese cattolico? Ce ne accorgiamo da questo? Allora basta riempire di croci ogni luogo frequentato “dalle masse” per dimostrare la nostra fede?

E invece la nostra fede non si sente offesa dal mercimonio di questo simbolo? Non mi sembra che ci sia stata alcuna crociata quando c’è stata la moda delle croci tempestate di brillanti, diventate un gioiello alla stregua di tutti gli altri.

O tutte le soubrette televisive e le signore ingioiellate volevano dimostrare in questa maniera il loro credo?

E le croci regalate dai sindaci (leghisti e non) per rimarcare la differenza, per scavare il fossato della diversità, ci lasciano soddisfatti? O quelle (di grandi dimensioni, ovviamente, che tutti le possano vedere) esibite davanti alle telecamere a fini di propaganda politica?  E’ questo il Vangelo che abbiamo ricevuto?

Certo che la Croce è in nostro simbolo. E’ la fatica di continuare ad essere fiduciosi che il Suo abbraccio non mancherà di sostenerci in quell’oscurità… da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, come ha scritto don Tonino Bello.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Forse è il caso di ricominciare di nuovo a distinguere ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. Ne trarremmo tutti giovamento.

Maria Grazia


Azioni

Informazione

4 risposte

5 11 2009
E’ il “simbolo” quello che conta… « Speculum Maius

[...] E’ il “simbolo” quello che conta… 5 11 2009 Qualche nota a margine, qui… [...]

8 11 2009
Lucio

Questa mattina a messa don Gianni ha fatto riferimento alla questione. Vorrei contribuire alla riflessione con alcuni pensieri che – onestamente – non sono miei, ma mi sembrano interessanti.
In questi giorni sta circolando in rete un suggestivo file in .pps dal titolo “Addio crocifisso”.
Così ha risposto una persona dopo averlo ricevuto: “[...] il crocifisso ha un senso solo per noi cattolici credenti. Ma è anche un’abitudine perchè è sempre stato nelle nostre aule. Più che addio al crocifisso io direi benvenuta apertura a tutte le fedi. Il fatto di essere in Italia non può imporre a tutti un’immagine,
ma possiamo parlare a tutti della nostra fede. E dunque benvenuti insegnanti di religione che accompagnino i ragazzi nella scoperta della fede in Dio, del suo amore, della gioia dell’essere amati. Il crocifisso è la parte finale, secondo me, di un percorso che prima dovrebbe parlarci della gioia, farci comprendere che è un diritto per tutti perchè Dio ci ha creato per questo e poi parlare della sofferenza come passaggio e non come obbligo. La
sofferenza non è obbligatoria. Quell’uomo che soffre su una croce ci rimanda solo un’immagine di dolore. Io la sostituirei con l’immagine di Cristo risorto che ci invita ad andare con lui, verso l’alto e, nello stesso tempo, verso le nostre profondità dove al dolore deve far seguito la gioia, dove al buio deve far seguito la luce. I nostri ragazzi hanno paura del crocifisso, perchè il dolore fa paura a tutti se non gli si da un senso. E’ una nuova sfida per la Chiesa, sarebbe bene
che la raccogliesse in nome almeno dell’evoluzione della fede, perchè tutto è sempre in continua evoluzione.”

5 12 2009
Elena

Non c’è creatura al mondo che non abbia sofferto… oggi tutta l’umanità è carica di sofferenze e soltanto motivando e vivendo la propria croce in Gesù Crocifisso è possibile non essere schiacciati dal dolore, nella certezza che soltanto in Lui si risorge. Gesù oggi non ci chiede la ribellione alla cecità altrui, ma vuole renderci altri Se stesso per la Sua gloria e per la salvezza dei nostri fratelli.

Gv 12,
«E` giunta l`ora che sia glorificato il Figlio dell`uomo. 24In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27Ora l`anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest`ora? Ma per questo sono giunto a quest`ora! 28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L`ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».

11 12 2009
Il crocifisso non è una clava « Comunità di San Marcello

[...] l’articolo di Enzo Bianchi, priore di Bose, dal titolo eloquente che riprende parte delle mie e delle vostre riflessioni in merito… La croce, questa “realtà” che dovrebbe essere “parola e azione” per il [...]

Lascia un commento